
Dietro a quel vetro quanto tempo avevo passato?????
Spesso gli occhi si inumidivano,si perché guardando fuori da quel vetro il panorama non era dei più piacevoli. Di fronte a me un palazzo di otto piani,le mattonelle che rivestivano i balconi erano di un colore violaceo,il resto erano mattoni lasciati del colore classico rossastro tendente al marrone, girando l’angolo invece tutto era viola,non c’era nessun balcone,solo finestre in serie per tutti gli otto piani. Guardando sulla sinistra invece c’erano delle case più basse che permettevano la vista delle colline torinesi e della basilica dove diversi anni prima si era schiantato l’aereo che trasportava il grande Torino di ritorno da una trasferta.
La colonna sonora delle mie giornate dietro al vetro erano le macchine che passavano lungo il corso,a volte neanche la musica riusciva a coprire il rumore delle auto,anzi oramai pensavo che quei rumori facessero parte della musica stessa.
Non riuscivo a capire se quei momenti di silenzio e di osservazione passati dietro al vetro mi facessero bene o male. A volte guardavo fuori e non vedevo niente,la mia mente era così piena di pensieri che l’occhio e il cervello si separavano e nonostante vedessi benissimo non recepivo le immagini,davanti a me poteva esserci una spiaggia o un grattacielo ma io vedevo i miei pensieri.
Vedevo una vita che più andava avanti e più nebbiosa si faceva,cosa volevo da questa vita?????
Avrei dovuto essere tranquillo e felice,una situazione come la mia non era da tutti,mangiavo regolarmente almeno due volte al giorno,avevo una casa calda ed accogliente,un lavoro per passare il tempo lo avrei trovato prima o poi,si per passare il tempo perché non riuscivo a concepire nessun lavoro come passione,la passione è arte ma è difficilissimo viverci,non avevo mai avuto una passione così forte da farmi stare dodici ore al giorno ad esercitarmi con una chitarra per poi un giorno poter vivere di quello. Ma anche l’arte quando diventa un lavoro potrebbe far perdere la passione da cui è scaturita,ma di una cosa ero certo,non mi sarei mai appassionato ad ordinare scatolame al supermercato o a disegnare pezzi di ferro.
Non riuscivo a pensare al futuro in modo definitivo,non riuscivo proprio ad arrendermi ad una vita segnata con scadenze prestabilite e vivere aspettando la prossima vacanza,oramai con gli stipendi sempre più inadeguati al costo della vita non si poteva neanche avere la soddisfazione di abbellire la casa con un televisore quarantadue pollici ultrapiatto da appendere al muro,per non parlare di cambiare macchina,quanti anni servivano a metter da parte i soldi?????
Non valeva la pena a questo punto lasciare tutto?????
Vivere almeno andando a riscoprire dei piaceri più veri?????
Ritrovare il gusto,mangiare con lentezza ed assaporando prodotti naturali.
Soddisfare la vista andando a vivere dove quando guardi dal vetro non vedi palazzi e cielo grigio.
Far godere l’udito con la musica delle onde del mare e il cinguettio degli uccelli a primavera. Sentire con il tatto la sabbia,prenderne un pugno e lasciarla andare giù piano spinta dal vento.
Respirare,ma respirare aria,aria pulita,fresca,frizzante che ti entra nei polmoni e vuoi tenerla dentro perché è un peccato ributtarla fuori tanto e piena di odori,non di scarichi di auto,ma di fiori,erba umida,terra bagnata,acqua di mare.
Ma tutto questo come si poteva ottenere?????
Rimandavo sempre la soluzione pensando che prima o poi qualcuno potesse avere una bacchetta magica e mi portasse in quel mondo che vedevo solo io e pochi altri,quello dove si poteva vivere senza la sensazione di essere condannati ad una vita che non si desidera.
Dai pensieri che riguardavano la mia persona passavo ad osservare mentalmente le vite di amici,mi rendevo conto di quanto l’esistenza potesse essere schematica,tanti,molti si erano semplicemente lasciati trascinare dalla vita con lavori che oramai erano entrati nel loro corpo,si erano insinuati come un virus e li avevano presi in una morsa dalla quale sarebbero usciti dopo tanti anni per andare in pensione.
Altri invece avevano reagito ed avevano preso strade molto più interessanti,persone che del lavoro avevano fatto la loro arte,avevano messo una grande passione in quello che facevano ed erano riusciti in qualcosa che gli piaceva.
Altri ancora si erano trascinati per molto tempo alla ricerca di una passione e quando ad un certo punto,non trovando la loro strada,si erano fatti prendere dall’ingranaggio pensando che oramai era ora di entrare nel sistema come tutti. Avevano rimandato fin troppo questo momento e alla soglia dei quaranta avevano deciso che dovevano accettare a malincuore il fatto di essere parte della logica di città produci-consuma-crepa,anzi di questi tempi si poteva benissimo sorvolare sul consuma e modificare in PRODUCI-CREPA.
Non giudicavo nessuno,osservavo queste vite mentalmente e cercavo di trarne spunto,qualcuno era riuscito anche a fare scelte drastiche come andare a vivere all’estero,altri non si erano mai mossi da questa città se non per le ferie e le festività prestabilite,mi rendevo conto però che non sapevo niente della loro felicità,di come sentivano la vita e mi veniva in mente di quanto si è soli nonostante ci si conosce.
Guardavo fuori e vedevo scendere la neve,la neve mi dava un senso di pulito,come se quel bianco riuscisse a coprire il grigiore della città,i fiocchi grandi scendevano lenti ed io cercavo di concentrarmi su uno e lo seguivo fino a perderlo di vista,quelle poche volte che nevicava durante l’inverno guardare da dietro quel vetro era anche piacevole,riuscivo a ripulire la mia mente dai troppi pensieri.
Guardavo di fronte a me e vedevo quei balconi,vedevo le luci accese ed immaginavo dieci,cento,mille vite diverse,non concepivo che delle persone,pur vivendo una sopra all’altra,o di fianco separate da un sottile muro,potessero non conoscersi affatto.
Come poteva accadere che un ragazzo,poco più che ventenne,si lasciasse cadere dal sesto piano e quello del quinto non avrebbe fatto altro che osservare l’ambulanza che caricava il corpo senza vita di quello sconosciuto che da sempre aveva camminato sulla sua testa separato solo da uno strato di cemento?????
A cosa serviva creare queste grosse comunità se poi si era così soli rinchiusi nei metri quadrati della propria casa?????
Vedevo delle persone che come me guardavano fuori da dietro un vetro. Avevano i miei stessi pensieri?????
Vedevo balconi vuoti adornati da bandiere della Ferrari o della squadra di calcio che aveva appena concluso un’epocale impresa di quelle che riempie la vita di un tifoso,un giorno invece un grande uomo aveva inventato il business delle bandiere contro la guerra in corso,e tanti per essere in pace con se stessi e pulirsi la coscienza la esponevano orgogliosi dai loro balconi.
Una cosa comune alle vetrate del palazzo di fronte era la luce colorata che emanavano i televisori,molti la guardavano al buio e già vedevo le scene che conoscevo benissimo avendone un esempio in casa,donne che stiravano o seguivano la serie infinità di fiction e il marito addormentato sul divano che ogni tanto si svegliava cercando di seguire qualcosa che pensandoci bene non lo interessava affatto,ma in fondo cosa vuoi fare nelle fredde serate invernali,meno male che abbiamo la televisione a tenerci compagnia.
Pensavo ad un mondo senza televisione,il grande rischio era che senza questo mezzo di comunicazione si rischiava di poter avere la fantasia di suonare ad un vicino di casa e prendendo un caffè insieme discutere della vita o magari anche solo parlare di cretinate,pensavo che il mondo potesse essere migliore senza la televisione,ma questa grande invenzione aveva risolto in maniera molto semplice ed efficace un grande problema come la solitudine,non si aveva bisogno di nessuno,il mondo ti entrava in casa senza muoverti.
Era mai possibile che questi pensieri erano una mia esclusiva?????
Non mi ritenevo una persona diversa dalle altre,credevo che molti altri la pensassero come me ma erano oramai abituati e rassegnati a questa vita e non vedevano altre soluzioni che continuare su quei binari così monotoni e con una meta che non si conosceva bene.
Passavo intere serate dietro a quel vetro,non sempre,a volte leggevo un libro,altre guardavo un film,altre ancora uscivo,ma quando avevo voglia di essere felicemente triste mi mettevo ad osservare la vita da dietro il vetro di casa mia.
Su quel vetro a volte facevo vaporizzare il mio fiato,poi osservavo il cerchio che si formava stringersi piano e sparire,quindi rifiatavo e ricominciavo quella forma di meditazione inventata da me,si formava questo vapore sul vetro,non vedevo più chiaramente fuori ma piano il cerchio spariva e tutto era limpido.
Andavo avanti così per alcuni minuti,poi meccanicamente tiravo giù la serranda pensando che domani sarebbe stato un altro giorno.
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